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Documenti. Rapporto del comandante militare di Pallanza al ministro della guerra

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«Fondo Toce, 1 maggio 1859

Riferisco il fatto seguente: verso le 6 ore pomeridiane di oggi, le vedette, avendo avvertito esservi due piroscafi austriaci che perlustravano il golfo di Pallanza, mi portai, unitamente al maggiore comandante il distaccamento dei cacciatori franchi ed alcuni ufficiali, ad osservare i loro movimenti. Il piroscagfo Radetzky, arrestatosi davanti a Pallanza, fece scendere gente a terra, mentre l'altro piroscafo Benedek si diresse verso il fondo del golfo.

Feci tosto prendere le armi alla truppa per essere pronta ad operare quei movimenti che sarebbero stati suggeriti dalle circostanze. Dopo vari giri sulla sponda in faccia a noi, fermandosi ora su Baveno, ora su Feriolo, il Benedek, carico di truppa, si approssimò maggiormente alla nostra posizione per sbarcare in un isolotto situato alla foce del Toce. Vedendo io il distaccamento dei cacciatori franchi animato dal più nobile ardire, permisi ad una squadra di volontari, di cui dovetti limitare il numero volendo tutti farne parte, di passare il Toce su di una barca per osservare da vicino il nemico e costringerlo ad imbarcarsi. Mentre tale squadra, comandata dal luogotenente Lamberti, si recava sull'isolotto, il maggiore sig. Cordiglia disponeva le compagnie in bersaglieri sull'altura che domina il Toce, per proteggere la ritirata del Lamberti quando dovesse ritirarsi.

Poco dopo i nostri dell'isolotto cominciarono il fuoco e costrinsero gli Austriaci a ritirarsi con precipitazione. Nello stesso tempo il Benedek aprì il fuoco dalle sue batterie, tirando a scaglia nella boschina ove erano i nostri cacciatori e quindi a palla ove eravamo noi.

Il Radetzky, che era a poca distanza, accorse a tutto vapore e tosto aprì esso pure il fuoco sulla nostra linea tirando prima a mitraglia, poscia a granata.

Frattanto la squadra che aveva passato il Toce si ridusse a terra e venne a prendere il suo posto nelle file. Non ostante i proietti lanciati dai piroscafi nemici, che caddero in mezzo ai cacciatori distesi in bersaglieri, fortuna volle che nessuno dei nostri rimanesse né estinto, né ferito. I vapori, dopo aver sparato otto o dieci colpi, essendoci noi ripiegati, si ritirarono verso Pallanza.

Dubitando che il Benedek, mentre faceva fuoco, avesse fatto un nuovo sbarco dall'altra parte per venire a prenderci di fianco, essendosi inteso dei colpi di fucile dove avevamo un posto a guardia del porto sul Toce, si mandò una forte pattuglia a quella volta. Si continuò a rimanere sotto le armi sino alle 10 ½, mandando perlustrazioni nelle varie direzioni e perfino sulla piazza di Pallanza.

Finalmente, rientrate le pattuglie, e varie considerazioni, fra le quali non ultima quella di non potersi più vettovagliare in Pallanza, concorrendo ad obbligarmi di abbandonare questa posizione, ho l'onore di annunciare a V. E. che mi ritiro su di Ornavasso, avendo oggi saputo positivamente che il nemico occupò il Novarese. Eccellenza, prima di terminare questo rapporto, dirò che 5 sarebbero le vittime fra i feritri e morti degli Austriaci.

Boncompagni»


Per approfondire
Comando del Corpo di Stato Maggiore, La guerra del 1859 per l'Indipendenza d'Italia, Stab. Tip. della Società Editrice Laziale, Roma 1910, vol. II, pp. 547-548.

 

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