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Documenti. Pallanza nella guerra del 1859

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«Fin quando a Pallanza vi furono i Cacciatori franchi e le batterie da posizone dei due cannoni e dei due obici da 16 cm. dell'artiglieria piemontese, la sua spiaggia non ebbe mai a subire una serie di requisizioni di sorta da parte degli Austriaci. Ma in maggio, sprovvista di truppe regolari, la città dovette subire una serie di requisizioni, 7 di cui la più gravosa fu quella dell'8 del mese.

All'una dopo mezzogiorno giungeva innanzi alla piazza maggiore il piroscafo Radetzky con i suoi 6 pezzi da 22 puntati contro la città. Tre soldati armati scesero su una scialuppa e, raggiunta la riva, si recarono senz'altro al Municipio consegnando questa richiesta: Imperiale Regio Comando della Flottiglia sul Lago Maggiore n. 94 al Municipio della città di Pallanza. La città di Pallanza riceve con questo ordine di somministrare entro 24 ore i seguenti ogetti, cioè 180 travi lunghi non meno di metri 12 e grossi almeno centimetri 18. 500 assoni lunghi almeno metri 3 (tre) grossi centimetri 4. 80 travi pel minimo metri 5, senza riguardo alla grossezza. Il Municipio ha da fare caricare i sudetti ogetti, su dei barconi i quali hanno da essere pronti per condurre via entro il sudetto termine. Dall'Imperiale Regio Vapore Radetzky li 8 maggio 1859. Sottoscritto Bolzano Maggiore.

Il maggiore Bolzano, che comandava la flottiglia austriaca del Lago da bordo del Radetzky, e che aveva pare in sacro orrore le doppie ed il periodare nostro, per quanto il suo nome sia italiano, aveva ai suoi ordini anche il Benedek, e dopo il 14 maggio, fece entrare a far parte della flottiglia anche il Ticino, che già appartenente al Lloyd Austriaco, era addetto alle corse commerciali tra Sesto-Calende e Magadino.

I soldati austriaci ritirata la ricevuta di tale ordine, dopo aver consegnato un piego chiuso pel sindaco della vicina Intra, ritornarono a bordo.

Il sig. Bartolomeo Croppi fu richiesto da parte del Comune di fornire entro il giorno dopo e prima di mezzodì sull'imbarcadero o presso il medesimo 350 assoni ed 80 travi; contemporaneamente la Ditta Borgnis, Rigoni e Frova fu pure richiesta di provvedere n. 180 travi di metri 12 di lunghezza per cm. 18 di grossezza coi medesimi limiti di tempo.

Non essondosi potuto trovare gli altri 150 assoni presso ditte o negozianti della città, il Municipio si servì di quelli che erano stati adoperati per la costruzione delle batterie ai primi di marzo, e che erano state disarmate tra il 25 ed il 26 aprile. Nei giorni prima gli Austriaci - 5 maggio - avevano, verso le sei di sera a Fondotoce, affondati due barconi di certo Antonio Restellini da Intra; il giorno avanti presso Oggebbio avevano rotto i fili del telegrafo per un tratto di 200 metri.

Pallanza, privata di mezzi adatti di difesa, non poté rifiutarsi alla richiesta. Che il Lago tutto fosse virtualmente occupato dal nemico, lo dimostra il fatto che l'8 stesso gli Austriaci ordinarono anche requisizioni ad Arona e ad Intra. L'Intendente cav. Cordera infatti era sulle mosse di ritirarsi da Pallanza e cogli uffici contabili voleva quasi recarsi in località della Provincia meno esposta.

Il giorno dopo, verso le nove del mattino, comparve di nuovo dinanzi a Pallanza il Radetzky, che mandò a terra un'imbarcazione. Ne scese un ufficiale, scortato da un caporale armato di carabina, che si presentò al Palazzo della città dinnanzi al Consiglio Delegato - cav. avvocato Franzi, sindaco, Consiglieri Bellorini, Arnatti, Bartolomeo Franzi ed avvocato Pizzigoni - che dal 30 aprile in vista dei tagli di telegrafi, delle piraterie dei piroscafi austriaci e del passaggio rasente questo abitato degli stessi battelli con cannoni e miccia accesa, si era costituito in permanenza.

L'ufficiale affermò d'essere stato mandato a ritirare i legnami richiesti. Gli fu risposto che la città cedendo alla forza, aveva preparato parte dei legnami, cioè i 500 assoni e gli 80 travi di 5 metri, ma che non si era potuto trovare i 180 travi di 12 metri ed ancora che non si avevano barconi pel trasporto di detto materiale, giacché tutti i barconi che stavano in questo territorio, ossia su questa spiaggia, erano stati negli scorsi giorni, per opera ed ordine della stessa flottiglia austriaca affondati».

 

Pallanza nella guerra del 1859 (su documenti inediti). Le requisizioni austriache,

in «Il Toce», 11 e 18 luglio 1909.

 

 

 

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