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Documenti. Don Bosco e Rosmini

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Più che legittimi sono i dubbi e le perplessità sulla veridicità dell’epigrafe posta sulla facciata della chiesa di San Rocco a Brovello; non ultimo il fatto che l’erezione di una parrocchia non è prerogativa dei sovrani, ma dei vescovi diocesani.
Antonio Rosmini aveva conosciuto e apprezzato don Bosco, ma il rapporto tra i due data solo al 1850, anno in cui il sacerdote chiese all’abate un prestito di 20.000 franchi. Per formalizzare l’accordo il 16 settembre 1850 don Bosco partì in diligenza alla volta di Stresa. Dopo un viaggio durato tutta la notte, giunse ad Arona con l'intenzione di proseguire in piroscafo, ma qui incontrò il marchese Giuseppe Arconati che lo invitò sulla sua carrozza. Lungo la strada fecero sosta a Lesa e pranzarono da Manzoni. Accompagnato sempre dall'Arconati, don Bosco fu condotto a Stresa ove dimorò cinque o sei giorni ed ebbe lunghi trattenimenti coll’abate.
Il contatto tra il parroco di Brovello, don Casimiro Del Signore, e queste due grandi figure della carità piemontese risale invece a un periodo ancora successivo. In una lettera scritta intorno alla metà di dicembre del 1853 Rosmini raccomandò caldamente a don Bosco «il parroco zelantissimo di Brovello. Viene a Torino, come sentirà da lui, per amore della sua sposa, la sua Chiesa. Tutto ciò che ella potrà dargli di direzione, consiglio ed ajuto, sarà in aumento de’ suoi meriti».

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